Ferrara Sala Estense – Venerdì 12 aprile ore 9,30 – Geologi sui luoghi del terremoto

 

Cesari : “Ad un anno dal terremoto l’Emilia Romagna vive un’altra emergenza : le frane diffuse in gran parte della regione”.  

Antolini : “ Fronte prevenzione  Emilia – Romagna imboccata strada giusta ma non dobbiamo dimenticare il passato .  A Ferrara , nel 1570 , ci fu già il fenomeno della liquefazione”.

Venerdì – 12 Aprile – Ore 9 e 30 – geologi sui luoghi del terremoto  

A quasi un anno da quel drammatico 29 Maggio in Emilia – Romagna i geologi saranno sui luoghi del terremoto per confrontarsi sulla “Prevenzione e Riduzione del Rischio Sismico”. Potranno intervenire anche i cittadini per sapere , conoscere. Ma a distanza “di un anno – ha affermato Gabriele Cesari, neo Presidente dell’Ordine dei Geologi dell’Emilia – Romagna –  viviamo ancora una volta un’altra emergenza : le frane diffuse in gran parte della regione. Dall’incubo di Boschetto con una grande frana che sta ingoiando la Massese a Modena ma anche a San Benedetto Val di Sambro/Monghidoro dove abbiamo una frana impressionante”. Rischio idrogeologico e rischio sismico dunque. 

“Non è il terremoto ad uccidere , ma il crollo dei fabbricati . Già nel 1993  – ha roseguito Cesari –  proprio a Ferrara , i geologi posero l’attenzione sul rischio a cui il territorio è esposto”. A distanza di un anno dal terremoto che colpì l’Emilia – Romagna ed a 20 anni dalla conferenza durante la quale i geologi parlarono già di alcuni fenomeni come la liquefazione , gli esperti si ritroveranno ancora a confronto su temi delicati e di stretta attualità.

A Ferrara arriverà il vertice del Consiglio Nazionale dei Geologi. Infatti all’evento in programma Venerdì 12 Aprile , alle ore 9 e 30 , in Sala Estense ed organizzato dall’Ordine dei Geologi dell’Emilia – Romagna e dalla Consulta Provinciale di Ferrara , parteciperanno : Gian Vito Graziano , Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi e Vittorio D’Oriano , Vice Presidente del CNG. 

A Ferrara sono ancora evidenti i segni del terremoto del 1570

“L’Emilia – Romagna è però sulla strada giusta . E’ l’unica regione ad avere un Servizio Geologico Regionale ed è tra le poche ad avere completato la cartografia . Sono i geologi a conoscere il territorio , la composizione del sottosuolo  – ha dichiarato Paride Antolini , geologo romagnolo e Consigliere Nazionale – e soprattutto a poterne leggere la storia .  A Ferrara sono ancora evidenti i segni del terremoto del 1570. Fra  le tracce sicure  si possono elencare : la mancanza della cupola di S.Maria in Vado . La chiesa , di Biagio Rossetti ed Ercole de’ Roberti, era stata costruita nel 1495 con tanto di cupola, che il terremoto del 1570 aveva fatto crollare. E’ stata sostituita con un soffitto piatto, all’interno del quale è stata successivamente dipinta, in effetto prospettico , una cupola. La chiesa di S. Cristoforo, costruita tra il 1498 e il 1551 su disegno di Biagio Rosseti , era stata gravemente danneggiata dal terremoto del 1570 ; è stata restaurata in due anni e la sua riapertura al culto , con la precisa menzione del terremoto appena superato, è ricordata da una grande scritta ben visibile sull’arco della navata centrale . Poi abbiamo la Chiesa di S. Paolo , che è stata  totalmente ricostruita da Alberto Schiatti tra il 1575 e il 1611 , dopo che il terremoto del 1570 l’aveva totalmente abbattuta ; della vecchia costruzione restano alcuni muri periferici. Con il terremoto del 1570 avemmo la scomparsa del Castelnuovo , tra il Teatro Verdi e il baluardo di S. Lorenzo , parzialmente “inghiottito” dalle sabbie della golena del Po  di Ferrara che avevano subito il fenomeno della liquefazione . Nella soggetta degli Aranci che si trova al Castello Estense è possibile notare ancora oggi, sul  fianco del Castello,  molte delle vecchie crepe . Poi abbiamo tracce discutibili come il fatto che molti campanili di Ferrara siano pendenti. Potrebbe trattarsi semplicemente di conseguenze di assestamenti. Fra le tracce probabili di quel terremoto  potremmo elencare il grande lavoro compiuto da Alberto Schiatti nel risistemare e costruire chiese a Ferrara dopo il 1570, la mancanza della punta de campanile di S. Giorgio fuori le mura ed altre ancora” .  

I dati relativi al rischio sismico in Emilia – Romagna

Non solo memoria storica ma anche dati . “ In Emilia – Romagna – ha concluso Paride Antolini citando il rapporto Cresme del 2010 – il 37,4% degli edifici scolastici e il 36,1 % degli edifici ospedalieri sono in zone potenzialmente ad elevato rischio sismico, 1.308.443 persone risiederebbe in zone potenzialmente ad elevato rischio sismico , gli edifici pubblici e privati , residenziali e non residenziali in zone potenzialmente ad elevato rischio sismico sarebbero 329.591”.  

Il Comunicato Stampa in formato pdf